
DISSOLVENZE POLITICHE, TRA BIOLOGIA E FILOSOFIA
un antidiario della contemporaneità
Pensieri – orientamenti, realtà, botaniche – tratti dalle letture random presso la Collezione di Libri consultabili presso la Fu Libreria La Casa di Giovanni – Bibliothèque de Duval
di Alberto Peruffo, da Montecchio [incipit aprile 2026]
Premessa: in queste più o meno brevi riflessioni interdisciplinari provo a scrivere nella qualità di essere vivente che riflette sui propri limiti, a prescindere dal regno, famiglia o genere a cui appartengo. Quasi fossi una pianta o un animale, qualsiasi, senza badare a distinzioni più sottili o poco utili, se non solo quando necessario. Ovviamente la consapevolezza di questi limiti, la capacità di pensare in modo altamente strutturato, è tutta umana, con le relative conseguenze politiche di questo pensare. Infatti, a parte il fatto che l’umano da solo non esisterebbe, sia come singolo, sia come specie, nulla toglie che questi pensieri, una volta ritenuti solidi, possano essi diventare efficaci per un movimento-orientamento dei miei simili che mi leggono e che vivono con gli altri esseri viventi, utili quindi per l’ecosistema, dove gli stessi umani si trovano ad abitare o a passare. Questo può capitare in una città o in una landa isolata, poco importa: entrambe sono soggette a relazioni politiche, a diversi livelli e di diverso tenore, soprattutto a causa della globalizzazione delle energie, dei prodotti e degli scarti dell’epoca in cui scrivo, dove l’isolamento di fatto non esiste. Quindi anche questa serie di testi, per quanto biologica o filosofica possa sembrare, ha conseguenze e indicazioni politiche. Offre un mio orientamento sulle relazioni tra i viventi, specie della mia specie, unica a poter leggere e capire pensieri così fortemente strutturati e interconnessi. Naturalmente, con questo approccio botanico, direi protoplasmatico, non mi faccio illusioni che il mio pensiero possa orientare o influenzare. Ciò non mi esime dal pensare. Anche contro me stesso. Come animale. Consapevole di essere eterotrofo e di dover la sua vita ad altri esseri od enti, vegetali e materiali.
Buona lettura.
Montecchio Maggiore, 8 maggio 2026
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- APPRENDIMENTO, REALTÀ E DIVINITÀ
dal libro Per ritrovarti prima devi perderti di Franco Michieli, pp. 126-127, Ediciclo 2022.
Ci si sofferma sull’importanza dell’apprendimento, non solo umano, ma anche animale, ad esempio la capacità di certi uccelli di orientarsi con le stelle. Questa nostra attitudine, animale, di costruire la realtà grazie alla nostra attenzione (quel “prendere” qualcosa), anche nei confronti dei grandi scenari naturali, come le stelle, e su questi scenari poi immaginare altri mondi, altre nostre costruzioni (produzioni cognitive), come quelle mitologiche, fondate su figure antropomorfe o zoomorfe, e comunque antropogeniche, proiettate dalle e sulle stelle, questa nostra attitudine primitiva, anche solo prettamente animale, senza costruzione mentale tipicamente umana, come quella degli uccelli che imparano ad orientarsi se nati sotto lo sguardo delle stelle, è la prova provata che la realtà è una “presa” dell’attenzione e che quando l’attenzione muore – o muore lo stesso soggetto (il sub-senziente) – la realtà stessa fugge via. Restano le cose esistenti, le stelle, gli altri soggetti, ma non più la realtà (produzione attiva), costituitasi con il soggetto. In questa realtà che ti rende soggetto (sub-iectus) sta tutto il peso del mondo. Del tuo mondo. Che ti tiene legato a te stesso. Questa dissolvenza della realtà fa paura. Più della morte. Come possono esistere altre realtà (produzioni dell’attenzione) senza la mia? Eppure, ex-istono, là fuori. La prova dell’esistenza ci è data giorno dopo giorno dagli occhi e dall’attenzione dei sopravvissuti. Di coloro che sopravvivono alle morti delle altre realtà (degli altri produttori-costruttori di realtà), degli altri soggetti. Prendere atto che l’esistente esista senza di te, ma che di per sé questa esistenza non è concepibile senza un soggetto, senza “tu” che la concepisci, mentre gli altri “concepiscienti” continuano a farlo, è il più grande paradosso per la nostra capacità di pensare. Più grande e pesante di un qualsiasi concetto divino, di ciò che pensiamo grande e infinito, di un dio. Della divinità. Perché essa, per quanto grande e infinita la si tenti di concepire, resta dentro al frutto del nostro concepimento. Caduta tale facoltà, cade anche ogni concepimento divino. Tanto da rendere il divino nient’altro che un apprendimento. Una presa che fugge via appena il soggetto che prende svanisce. La realtà concepita – anche in forma tramandata, come i prodotti della cultura – resterà negli altri soggetti, ma non fuori di essi, per se stessa, se non come prodotto disattivo. Come prodotti senza attenzione. Come esistenze mai divenute reali. E sapere che la realtà – soprattutto la tua realtà – possa sparire, anzi sparirà, mentre le altre continuano, ma senza che tu le possa più sentire e definire come realtà, fa più male di una qualsiasi morte individuale, la tua, tanto è inconcepibile e insopportabile tale sparizione. Sapere che il mondo esiste senza di noi, senza la capacità di concepirlo, di pensarlo, perché la nostra attenzione si è spenta per sempre, è il pensiero più assurdo e gigante che possiamo pensare, immaginare, sopportare. Perché – se di fatto tale pensiero risulta come vero, corrispondente ai fatti – come i fatti dimostrano, non riusciamo a sopportarlo, a sorreggerlo, a metabolizzarlo. Così un poeta e un filosofo dissero un giorno incontrandosi: «prima o dopo bisognerà affrontare la porta dello spavento supremo». Spa-vento. Il dissolversi della realtà, della nostra presa sul mondo. Niente di più grande e imprendibile. E di non affrontabile. Visto che è figlio del vento che tutto porta via.
Conseguenza politica >> rispetto di ogni esistente, nei limiti delle funzioni, a volte (purtroppo) al servizio di altri esseri viventi (specie gli eterotrofi, come gli umani); messa in dubbio precauzionale di ogni realtà, specie quelle prettamente mentali, in quanto tutte (materiali e mentali) falsificabili e manipolabili, oltre che per nulla eterne, come la stessa nostra attenzione. Sui generis mentis, ideologie-teogonie-cosmogonie sono tutte prodotti mentali, la cui efficacia (politica e/o sociale, come strategie) è tutta da dimostrare e salvo rari casi – in cui la spinta mentale-ideale non prevarica i bisogni vitali e sociali – esse, in quanto mentalità portatrici di potenziali menzogne, sono parimenti potenzialmente pericolose per la vita, per il vivente in quanto tale. Dobbiamo prestare particolare attenzione, per la loro esemplarità negativa, alle religioni monoteiste, poiché esclusive. In sintesi, la realtà, in funzione politica, è sempre manipolabile, perché si basa su una selezione dell’attenzione e su interpretazioni configurabili a priori. Per renderla oggettiva c’è bisogno di un grande lavoro cognitivo collettivo, basato sulla condivisione verificabile e falsificabile dell’attenzione. Ciò che chiamiamo scienza.
20 aprile / 8 maggio / 2 luglio 2026

Alberto Peruffo | Montecchio Maggiore | VI
ULTIMA REVISIONE 20 AGOSTO 2026